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Il libro di Gus Binelli

Il libro di Gus Binelli - ASD OFFICINA DEL MOVIMENTO

Per chi cerca qualcosa da regalare e non sa cosa regalare!

Augusto Binelli detto Gus, “centro” della Virtus Bologna negli anni ’80 e ’90, ha vissuto sul parquet una stagione irripetibile della pallacanestro italiana.
Compagno di leggende quali Villalta, Brunamonti, “Sugar” Richardson e “Sasha” Danilović, con le “V nere” Binelli ha vinto cinque scudetti e altrettante Coppe Italia, una Supercoppa italiana, una Coppa delle Coppe e l’Eurolega del 1998.

Dietro il suo impressionante palmarès si nasconde la storia di un ragazzino di Carrara, troppo alto per non essere notato dagli osservatori, che lascia casa per trasferirsi nella foresteria della società bolognese; impara così a conoscere il mondo crescendo in una città che arde di passione per la pallacanestro, e ha il suo cuore pulsante nel “Madison” di Piazza Azzarita.

Per questo, nonostante le esperienze giovanili negli States, e le successive opportunità di giocare in nba, deciderà di restare a Basket City, legando a doppio filo il proprio destino a quello di una Virtus affamata di titoli.

In questo libro Binelli ci racconta con l’onestà dell’“uomo da spogliatoio” le dinamiche interne alla squadra e la tensione dei pre-partita, capace di raggiungere il parossismo in occasione degli infuocati derby con la Fortitudo. È come se ci invitasse a scendere in campo con lui, per rivivere le battaglie storiche e la celebrazione dei trionfi, dalla “stella” conquistata in giovane età alla vittoriosa Final Four di Barcellona, vissuta invece da veterano.

Ritratti di compagni di squadra e di allenatori, di rivali sul parquet e di affetti personali si intrecciano nel racconto di una vita intera, quella di un uomo capace di entrare nella leggenda senza mai perdere la propria autenticità.

Il volume, introdotto dalle presentazioni di Renato Villalta, Ettore Messina e Flavio Tranquillo, è impreziosito dalle testimonianze dei compagni di squadra Roberto Brunamonti, Vittorio Gallinari, Alessandro Abbio e Alessandro Frosini.

Il racconto assume così una forma corale e diventa la viva testimonianza dell’epoca in cui la pallacanestro bolognese ha vissuto il suo massimo splendore.